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Schumacher non è più in coma

Sabine Kehm, storica addetta stampa di Michael Schumacher, ha diramato oggi un comunicato stampa di poche righe. Doveva essere la comunicazione del trasferimento del campione tedesco dalla clinica di Grenoble, nella quale è stato ricoverato per oltre cinque mesi, in un centro medico tedesco, ma nella seconda riga ecco la splendida notizia: “Non è più in coma”.

Il testo dice integralmente: “Michael ha lasciato il reparto intensivo dell’ospedale di Grenoble per continuare la sua lunga fase di riabilitazione. Non è più in coma. La sua famiglia vuole ringraziare i dottori che l’hanno curato, infermieri e terapisti di Grenoble e tutti quelli che l’hanno aiutato e che dal primo momento dell’incidente hanno svolto un lavoro eccezionale in questi mesi. Per il futuro chiediamo di comprendere che la sua riabilitazione si svolgerà lontano dagli occhi del pubblico”.

Non sono stati forniti altri dati in merito alle sue condizioni, ma solo specificato che la famiglia non terrà alcuna conferenza stampa e che il lungo processo di riabilitazione sarà affrontato lontano dagli occhi del pubblico in una località riservata.

Sono passati esattamente 168 giorni dall’incidente del 29 dicembre, quasi sei mesi pieni. Un periodo di coma lunghissimo. Questo è il primo passo di un lungo cammino ancora da svolgere. Qualcuno ha parlato anche di sua 92° vittoria, riferendosi ai successi conquistati sulle piste. Ma prima di lasciarsi andare a facili entusiasmi, è giusto fare alcune considerazioni realistiche.

La premessa è che con questo trasferimento in una località appositamente attrezzata (si parla di una clinica di Losanna) o addirittura a casa sua in Svizzera, in locali appositamente attrezzati – adesso il processo di “risveglio” definitivo potrebbe iniziare davvero. La decisione di trasferirlo è stata presa perché ormai da alcune settimane stando a quanto aveva detto Sabine, Michael reagisce più concretamente agli stimoli, in qualche maniera riuscirebbe – si dice - a comunicare con l’ambiente circostante e con la moglie, e in certi momenti ha gli occhi aperti e sentirebbe le voci. Questo significa che non è più un paziente in coma. Ma da qui a definirlo completamente cosciente, è molto diverso. Purtroppo, non è affatto detto che il periodo di risveglio possa risultare  completo. Il trasferimento in un’altra struttura di riabilitazione significa semplicemente che Michael non ha più bisogno delle macchine per le funzioni vitali. Il suo corpo respira autonomamente assumendo l’ossigeno di cui ha bisogno, ma si tratta di funzioni involontarie, non comandate dal cervello.

È ormai chiaro che le lesioni cerebrali sono avvenute anche in profondità. Questo significa che sulla possibile ripresa di Schumacher permangono tantissime incertezze. La rivista tedesca “Bunte” ha parlato anche di possibili crisi epilettiche, dovute anche al fatto che Michael aveva già subito traumi al capo con la caduta in moto, del 2009 quando correva nella Superbike tedesca.

Nessuno può dire con certezza se ci saranno miglioramenti, a parte quelli fisiologici, nelle sue condizioni. Comunque, anche se sono ormai passati sei mesi dall’incidente, esistono casi di “risveglio” anche in tempi più lunghi. «In questi casi – dicono i medici - è molto importante la vicinanza delle persone care, che tengano la mano del paziente, che gli parlino». ll viaggio verso la speranza potrebbe essere molto lungo.

 
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