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CARTELLA CLINICA

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Schumi, il ladro della cartella clinica


Non è stato un hacker, ma più probabilmente qualcuno che ha avuto fisicamente accesso ai blindatissimi uffici della direzione sanitaria dell’ospedale Nord di Grenoble a mettere le mani sul contenuto dell’altrettanto riservata cartella clinica di Michael Schumacher, nella speranza di guadagnarci svariate decine di migliaia di euro.
Una dozzina di pagine
La polizia francese indaga, i giornalisti del quotidiano di Grenoble, “Le Dauphiné Liberé”
, pure; ed emerge che – nelle ore precedenti il trasferimento del sette volte campione del mondo di Formula Uno dalla Francia alla Svizzera - un documento cartaceo fu lasciato incustodito per breve tempo in un ufficio dell’ospedale di Grenoble: si tratterebbe di una bozza di una dozzina di pagine nelle quali gli specialisti del reparto di rianimazione, dove Schumi è stato ricoverato per sei mesi, riassumevano per i colleghi di Losanna i punti salienti della cartella clinica del pilota, dal suo arrivo in coma nel primo pomeriggio del 29 dicembre scorso, dopo il rovinoso incidente di sci, fino al giorno delle sue dimissioni, il 16 giugno scorso, per iniziare la riabilitazione.


Cartella intestata a falso nome: Jeremy Martin

Tra il momento in cui quella bozza è stato redatta e quello in cui è stata strappata e gettata, al momento della partenza del campione, qualcuno è riuscito a riprodurla, perlomeno nei passaggi salienti. Dettaglio non secondario: il fascicolo medico non era intestato a Michael Schumacher ma, proprio per prudenza, a un fantomatico e inesistente Jeremy Martin, pseudonimo scelto per registrare l’illustre paziente ed evitare fughe di notizie interne.


Dati copiati a mano

Stando alle fonti del Dauphiné Liberé, gli inquirenti privilegiano la pista di una riproduzione “a mano” delle informazioni: il ladro avrebbe avuto il tempo di leggere e ricopiare le parti che riteneva avrebbero maggiormente ingolosito la stampa. A rinforzare questa ipotesi ci sono le dichiarazioni della portavoce dell’ospedale, Jacqueline Hubert: “Non abbiamo trovato traccia di intrusioni nei nostri sistemi informatici – ha assicurato la responsabile delle relazioni esterne -. I nostri computer sono stati subito esaminati da esperti”. Cui non risultano accessi anomali o tentativi di “scasso” della memoria elettronica.

Il ladro ha chiesto 50 mila euro

Titolare delle indagini, il procuratore francese Jean-Yves Coquillat sembra propendere dunque per uno scippo con destrezza: qualcuno si è impossessato degli appunti preparatori alla relazione definitiva con la quale i medici francesi hanno accompagnato il passaggio di consegne allo staff svizzero, incaricato della riabilitazione di “Jeremy Martin”. Dopodiché il ladro ha contattato via email alcuni giornalisti inglesi, tedeschi, francesi e svizzeri, firmandosi a sua volta con un nome di fantasia: “Kagemusha”, l’ombra (o il sosia) del guerriero, ossia il personaggio principale del film realizzato da Akira Kurosawa quasi 35 anni fa.

Le indagini

Dopo aver interrogato tutto il personale medico e paramedico, gli addetti alle pulizie, gli impiegati e chiunque altro abbia potuto imbattersi più o meno casualmente nel documento riprodotto, la polizia francese ora sta cercando di risalire all’indirizzo del computer dal quale sono partite posta e proposte di “Kagemusha”. Anche all’ospedale di Grenoble è stata aperta un’indagine interna: l’incidente non soltanto compromette il buon nome del nosocomio ma, se dovesse avere conseguenze più gravi, potrebbe aprire la strada a una vertenza giudiziaria e a richieste di risarcimento da parte della famiglia di Schumacher, per violazione della privacy dovuta al paziente. Di sicuro la giustizia francese ha preso il caso sul serio e non ritiene di avere a che fare con un millantatore: chi ha proposto a media tedeschi, francesi e inglesi il resoconto clinico del calvario di Schumacher, in cambio di 50 mila euro, è quasi certamente in possesso di “refurtiva” autentica. Ma, al contrario di quanto possa aver sperato, ben difficile da smerciare. E nei suoi approcci commerciali può, sì, avere lasciato invece tracce fatali.

 
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